Sulla possibilità che un prodotto abbia una storia
【H】Human Writing1
Per chi, come me, ha passato decenni nel mondo dell’advertising, tra il lancio di un prodotto e il posizionamento di un servizio, accade a volte qualcosa che ritengo pericoloso: i gesti diventano automatici. L’esperienza prende il posto della creatività e quella che dovrebbe essere una mossa per emozionare si trasforma in un’operazione strategica ben curata, dettata da tecniche acquisite o copiate.
In ognuno di quei momenti mi sono fermato a pensare. Perché per me il grande pubblicitario non è mai solo un uomo di marketing: è, prima di tutto, un artista. Lo so, non è quello che pensa la maggior parte dei miei colleghi, ma è ciò di cui sono profondamente convinto.
Serve, come dico da anni, “sangue da pubblicitario”.
È da qui che è partita un’intuizione costante, calma ma metodica. La sensazione che questa mancanza di senso estetico nel mio lavoro mi stesse portando, per reazione, verso ciò che più mi nutre emotivamente: cercare sempre più spesso rifugio nei romanzi, abitarli.
È accaduto lentamente, quasi a mia insaputa, che questi due percorsi iniziassero a toccarsi. Da un lato l’esigenza pratica del linguaggio; dall’altro la necessità di senso che appartiene alla letteratura. Finché non è stato più possibile ignorare la loro continuità.
Quello che segue è la forma che questa continuità, professionalmente, ha preso. Per ora.
Oltre la superficie del racconto
La narrazione di prodotto – il cosiddetto storytelling – così come spesso viene proposta, lavora in superficie.
Accende sensazioni, crea atmosfere, costruisce piccoli teatri emotivi.
È un linguaggio che si è raffinato nel tempo, ma gli manca qualcosa: non ha la forza strutturale della narrazione letteraria.
Resta un surrogato, una storia che non apre davvero un mondo.
La letteratura sa che ogni cosa, per essere reale, deve possedere una struttura interna: un ritmo, una direzione, una crepa da cui entra la luce.
Senza questa struttura il racconto resta una facciata, una maschera lucida ma fragile.
Ho iniziato allora a domandarmi:
che cosa accadrebbe se un prodotto (o un servizio) venisse trattato non come un pretesto narrativo, ma come un personaggio?
Se lo si ascoltasse invece di descriverlo?
Se gli si riconoscesse un passato, un difetto, un impulso, la sua piccola necessità di esistere?
La risposta è stata sorprendente.
E semplice: cambia tutto.
L’eroe, finalmente nominato
Nel Metodo Balena Bianca l’eroe non è il cliente – come vorrebbe molta letteratura di marketing contemporanea, da Miller a Godin.
Nel mio metodo il cliente è il lettore: colui che entra, osserva, giudica, e decide se abitare o meno quella storia.
L’eroe è il prodotto.
È lui a sopportare il peso del cambiamento.
È lui a doversi confrontare con un conflitto – il mercato, la concorrenza, la necessità che lo ha generato.
È lui che attraversa una metamorfosi, dalla sua condizione originaria al ruolo che deve assumere nel mondo.
Raccontare un brand in questa prospettiva significa assumersi una responsabilità diversa:
non si promette una soluzione, si costruisce un mondo narrativo in cui la presenza del prodotto sia necessaria, inevitabile, quasi naturale.
E il lettore può decidere se seguirlo o lasciarlo andare, così come decide se leggere tutto un romanzo o abbandonarlo a metà lettura.
Metodo Balena Bianca – una mappa in divenire.
Questo manifesto non è un approdo.
È un punto di orientamento: un faro che illumina la rotta, non la terra.
Questo articolo è perciò in divenire continuo.
Il metodo si comporrà di una serie di articoli dedicati ai diversi elementi della narrazione letteraria applicati ai prodotti e ai servizi – alcuni sono già disponibili, altri verranno aggiunti nel tempo:
- Il Viaggio dell’Eroe (e la sua struttura immutabile) – Cliccca QUI
- L’incipit e il Claim (e la loro diversa funzione) – Cliccca QUI
- Il Twist (cosa significa sorprendere senza tradire) – Clicca QUI
- La Voce Narrante (tono, distanza, posizione)
- Il Conflitto (e le forze che muovono la storia)
- La Struttura in Atti
- Le Epifanie
- Il Ritmo
- La Focalizzazione
- L’Arco del personaggio-prodotto
Non sono capitoli di un manuale.
Sono annotazioni su un cammino che non ha ancora del tutto dichiarato la sua meta.
Ciò che credo di aver compreso
Ogni prodotto ha una sua necessità.
Non sempre evidente, spesso nascosta dietro le rughe della funzione.
Ha un’origine, che non coincide con la data di lancio.
Ha un tono, che non è la sua estetica.
Ha un ritmo, che non è la sua performance.
Porta con sé un’ombra, una mancanza, un limite, che gli dà profondità.
E possiede una direzione, anche quando chi lo ha creato non l’ha ancora riconosciuta.
Raccontare un prodotto significa rivelare la sua forma.
Solo questo.
Una nota personale
Non ambisco a insegnare.
Quello che faccio è condividere pensieri ed esperienze.
Preferisco esporre ciò che ho visto, nel modo più limpido possibile.
Se questi contenuti offriranno anche solo uno spunto di riflessione, avranno avuto un loro senso.
Dopo trent’anni nella comunicazione e una vita nella letteratura, mi è apparso chiaro che queste due dimensioni non sono davvero separabili.
Si illuminano a vicenda, come due superfici che riflettono la stessa luce da angolazioni diverse.
Il Metodo Balena Bianca è il nome che ho dato a questa riflessione in movimento.
Non è una tecnica.
Non è un modello.
È un modo di guardare i prodotti come personaggi in cerca della loro storia, e di considerarli degni della cura che si riserva ai protagonisti di un romanzo.
Il resto – come sempre – accadrà scrivendolo.
- 【H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
Se vuoi usarlo anche tu o approfondire clicca QUI. ↩︎
