claim vs incipit

Quando un incipit è più forte di un claim.

Se il tuo prodotto/servizio fosse una storia, come inizierebbe?

【H】Human Writing1

Viviamo in un’epoca in cui l’attenzione ai contenuti dura il tempo di un respiro, di un amen, o per rimanere in tema digitale: lo scorrere veloce di un pollice sul vetro di uno smartphone.
Uno dei tanti paradossi di questo mondo contemporaneo è che siamo circondati da più contenuti che mai, e proprio per questo scappiamo da tutto ciò che il nostro cervello non identifica immediatamente come utile o piacevole, con la foga di chi teme di perdere tempo o di restare infetto.
È un mondo dove l’attenzione si conquista perciò in un battito di ciglia.

E allora, ti propongo un piccolo esperimento che ti sorprenderà, e ti divertirà.
Immagina di chiudere per un attimo tutti i manuali di marketing, come si chiudono i libri appena prima di addormentarsi. Non perché siano di per sé inutili, ma forse perché a volte bisogna ascoltare il silenzio per sentire l’inizio di una storia.

Per qualche minuto, guarda il tuo prodotto (o il tuo servizio) come guarderesti un personaggio letterario: non perfetto, ma possibile.
Non un oggetto da vendere, bensì qualcuno che vuole raccontare qualcosa.

Dove inizia davvero la tua storia

Ogni romanzo, anche il più titanico, nasce sempre da poche righe.
Una soglia, un respiro, un’ombra che si sposta sul pavimento.
I lettori lo sanno: l’incipit è il momento in cui si decide se valga la pena restare.

E allora la domanda diventa: qual è l’incipit del tuo prodotto?

Non il claim, non la sua funzione, non la lista delle caratteristiche tecniche.
Quello verrà dopo.
Mi interessa quell’attimo che precede tutto: il gesto minimo con cui inviti qualcuno a entrare nella tua storia.

Un claim chiude, un incipit apre

Quando pensiamo al marketing ci concentriamo sulla precisione.
Quando pensiamo alla letteratura siamo nel mondo dell’immaginazione.
Ma tra questi due poli c’è uno spazio fertile: la verosimiglianza.
La promessa che ciò che racconti potrebbe accadere davvero.

In letteratura c’è un termine bellissimo chiamato: sospensione dell’incredulità, quel patto tacito tra scrittore e lettore per cui il lettore accetta una storia verosimile purché chi scrive mantenga una sua coerenza e onestà rispetto alla promessa iniziale.

Nel branding può valere la stessa cosa: le qualità devono essere vere, ma il modo in cui le metti in scena può essere tuo, profondamente tuo.

Quando un claim diventa un incipit. Un esempio pratico.

Prendiamo un prodotto qualunque.
Scarpe da trekking, ad esempio: un oggetto pratico, onesto, con più gomma che poesia.

Il claim classico potrebbe essere:
«La sicurezza ai tuoi piedi»
Chiaro, legittimo, funzionale.
Ma non apre nessuna porta.

Ora proviamo a spostare appena la prospettiva.
Immagina un viaggiatore in cammino in un’Africa senza indulgenze: rovi che si attorcigliano alle caviglie, un fango così fitto da risucchiare i passi, il fiato corto che si aggrappa all’aria.
A un certo punto una iena gli afferra lo scarpone – un lampo, un morso, la tensione del peso che tira verso il basso – ma lui non cade.
Non perché sia un eroe, ma perché la suola regge.

Da questa scena nasce un incipit:
«Non esiste prova che non sappia superare»

E all’improvviso il prodotto non sta più dichiarando ciò che fa: sta mostrando chi è.

È proprio questo lo snodo centrale dello storytelling di prodotto:
non limitarsi a spiegare una funzione, ma offrire un inizio.
Un varco narrativo che invita chi legge a immaginare ciò che accade prima, durante e dopo.
Il prodotto non è più un oggetto: è il protagonista di una storia possibile.

Un altro esempio di storytelling di prodotto.

Proviamo lo stesso gesto una seconda volta, con un oggetto ancora più quotidiano: un impermeabile tecnico.
Il claim più comune sarebbe qualcosa come:
«Protezione totale dalla pioggia»
Ha un senso, certo, ma non contiene alcuna storia. È una frase che non porta in nessun luogo.

Allora ho immaginato la scena minima che potesse precederla.
Una donna che esce da un portone mentre il cielo cambia colore.
Una linea di pioggia che arriva da lontano come un esercito silenzioso.
Lei tira su il cappuccio, senza fretta.
Non si tratta di evitare la tempesta: si tratta di decidere come attraversarla.

E da quella immagine è nato un incipit, non più un claim:
«Alcune tempeste non puoi evitarle, ma puoi decidere come attraversarle»

Qui non stai più descrivendo una funzione tecnica, ma un atteggiamento.
Una postura.
Una storia che potrebbe appartenerci tutti.

Ora tocca a te…

Se vuoi, ora puoi provare anche tu.

Fallo anche solo per divertirti, sono sicuro che resterai stupito da quello che può venire fuori.
Prendi il tuo prodotto e non domandarti “cosa devo dire?”.
Chiediti invece: “da dove inizierebbe la sua storia?”.
Quale scena, quale gesto, quale respiro potrebbe aprire una porta nella mente di chi legge?

Le storie non nascono dalle verità più clamorose, ma dalle promesse più sottili.
E ogni prodotto, anche il più semplice, custodisce un incipit.
Basta ascoltarlo arrivare, come il primo suono della pagina quando la sfogli.

Forse non è marketing.
Forse è narrativa.
O forse – se siamo fortunati – è quel punto dove le due cose si incontrano e, per un istante, diventano la stessa cosa.

Questo è il capitolo N.2 del “Metodo Balena Bianca”.
Un percorso che applica le strutture della narrazione letteraria ai prodotti.
Se vuoi seguire il percorso completo, puoi partire dal Manifesto, che raccoglie tutti gli articoli, cliccando QUI.

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  1. *【H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
    Se vuoi usarlo anche tu o approfondire clicca QUI. ↩︎

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