Dalla brughiera gotica al massimalismo digitale:
come le copertine di Cime tempestose hanno dato volto a un tormento.
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Pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Ellis Bell, resta l’unico romanzo di Emily Brontë: una storia di passione, ossessione, vendetta e memoria deformata, ambientata in una brughiera dove l’amore non consola quasi mai, ma divora.
Forse è anche per questo che le sue copertine, nel corso del tempo, hanno oscillato così tanto. Alcune hanno cercato il romanticismo. Altre il gotico. Altre ancora hanno intuito che il cuore del libro non sta in una storia d’amore infelice, ma in qualcosa di più torvo e più febbrile: un paesaggio interiore che assomiglia a una maledizione.
Nel nostro Giornale di Bordo vogliamo osservare i libri non solo per ciò che dicono, ma per come vengono presentati.
È lo stesso lavoro che facciamo con i brand: ogni scelta grafica, tipografica, cromatica è un messaggio.
Tra le moltissime copertine che hanno accompagnato la vita editoriale di Cime tempestose, ne abbiamo selezionate cinque. Non necessariamente le più rare, e nemmeno le più celebrate in senso accademico: quelle che, secondo noi, sono riuscite a trasformare il romanzo in un’immagine memorabile.
Ogni copertina è un atto di interpretazione. C’è chi punta sul dramma illustrato, chi sul simbolo, chi sulla decorazione, chi sulla deformazione visionaria. Noi le osserviamo come se fossero campagne di comunicazione: non solo per capire se sono belle, ma per vedere che idea del libro stanno vendendo.
E, da professionisti della comunicazione, ci siamo concessi anche qui un piccolo gioco: dare a ciascuna un voto. Non un giudizio estetico fine a sé stesso, ma una valutazione su quanto quella scelta riesca a evocare davvero il romanzo, a catturare lo sguardo e a restare nella memoria.
Copertina n.1 – L’albero genealogico dei tormenti

Anno ed editore
Edizione del 2011, Penguin Classics, collana English Library. Design di Coralie Bickford-Smith.
Descrizione e commento
Un’esplosione di linee eleganti e inquiete. Su uno sfondo viola profondo (colore dell’orgoglio e del lutto), un albero dorato si intreccia occupando tutto lo spazio. Al centro, la sagoma nera di una donna funge da tronco: è un’immagine potente che suggerisce come i personaggi siano radicati visceralmente nella terra della brughiera. Lo stile è un “Arts and Crafts” moderno: decorativo ma con un senso di movimento vorticoso che richiama il vento incessante di Gimmerton.
Aneddoti – Curiosità
La designer Coralie Bickford-Smith è diventata una celebrità nel mondo editoriale proprio grazie a questa serie. Il suo obiettivo era creare libri che fossero “oggetti del desiderio”. In questa specifica copertina, l’uso dell’oro non è solo estetico, ma richiama la preziosità e la staticità dei legami familiari che imprigionano Catherine e Heathcliff.
Voto BB: 8/10
Riesce a essere contemporanea pur citando lo stile dell’Ottocento. È una copertina che non urla “tempesta” con nuvole e pioggia, ma la suggerisce attraverso la tensione delle linee. Un pezzo da collezione che sta bene su ogni scaffale.
Copertina n.2 – Il Bestiario Gotico

Anno ed editore
Edizione del 2018, Wordsworth Classics (collana Hardback Collector’s Editions). Illustrazione di Jeff Huang.
Descrizione e commento
Un trionfo di simbolismo su fondo nero. Invece di mostrarci la Brughiera, questa copertina ci mostra l’anima tormentata della storia attraverso tre elementi chiave: la falena (simbolo di fragilità e di un’attrazione fatale verso la luce/morte), i serpenti che si intrecciano (la natura velenosa e vendicativa dell’amore tra Heathcliff e Catherine) e le chiavi in alto, che richiamano i temi della reclusione e dei segreti di Wuthering Heights. Il contrasto tra il grigio-azzurro delle foglie e l’oro metallizzato del titolo crea un effetto ipnotico e lussuoso.
Aneddoti – Curiosità
La casa editrice Wordsworth è storicamente nota per le sue edizioni super economiche (quelle con la fascia bianca in alto, un po’ “povere”). Con questa collana Collector’s, hanno fatto un salto di qualità enorme, puntando su giovani illustratori per attirare il pubblico dei bookstagrammer. Il dettaglio interessante? La casa stilizzata in basso non è solo decorativa, ma rappresenta la struttura rigida della proprietà terriera che si contrappone alla natura selvaggia (i serpenti e le piante) che tenta di soffocarla.
Voto BB: 9/10
Visivamente d’impatto e ricca di dettagli da scovare. È una copertina “parlante”: ogni elemento grafico è un riferimento a un capitolo o a un sentimento del libro. Forse un po’ meno “poetica” della Penguin, ma decisamente più aggressiva e affascinante. Un gioiello per chi ama le atmosfere dark.
Copertina n.3 – Il vento e la xilografia

Anno ed editore
Illustrazione originale del 1931, riproposta in varie edizioni di pregio (come questa della collana Illustrated Classics). L’artista è Clare Leighton.
Descrizione e commento
Un’immagine che puoi quasi “sentire”. Clare Leighton, maestra dell’incisione su legno, cattura l’essenza dinamica del romanzo: i capelli di Catherine che si confondono con le nuvole, i vestiti sferzati dal vento e Heathcliff ai suoi piedi, quasi fosse una creatura della terra stessa. L’uso del bianco e nero (qui impreziosito da un fondo dorato) rende perfettamente la durezza della vita nello Yorkshire. Non c’è dolcezza, solo forza elementale e contrasti netti.
La cosa più bella di questa copertina è che non tenta di rendere Cime tempestose “romantico” in senso convenzionale. Lo rende drammatico, aspro, quasi mitico. C’è tensione nei corpi, c’è vento, c’è una natura che non accompagna i personaggi ma li espone. E soprattutto c’è quella qualità tipica dell’incisione: ogni linea sembra incidere anche il sentimento, non solo il paesaggio.
Aneddoti
Clare Leighton non era solo un’illustratrice, ma una delle più grandi incisitrici del XX secolo. Per realizzare queste tavole passò del tempo nella brughiera per studiare come il vento piegava gli alberi e l’erba. La sua Catherine non è una damisella fragile, ma una donna forte, quasi monumentale, che domina il paesaggio, riflettendo la visione anticonformista di Emily Brontë.
Voto BB: 10/10
Probabilmente la rappresentazione più fedele dello spirito del libro mai realizzata. Questa è decisamente un poema visivo. È drammatica, selvaggia e senza tempo. Il fatto che dopo quasi un secolo sia ancora così potente dimostra la sua grandezza.
Copertina n.4 – 1984: Il Sogno Allucinato

Anno ed editore
Edizione del 2009, Penguin Classics (collana Deluxe Edition). Illustrazione di Ruben Toledo.
Descrizione e commento
Dimenticate il realismo: qui siamo nel territorio del surrealismo e dell’alta moda. L’artista Ruben Toledo ritrae una Catherine dagli occhi enormi e ipnotici, quasi alieni, che sembra fluttuare sopra una brughiera stilizzata e tagliente. I rami neri e nervosi in alto sembrano artigli, mentre il font gotico e “sgocciolante” del titolo trasmette un senso di instabilità mentale. È una copertina psichedelica e inquietante che punta tutto sull’ossessione interiore dei protagonisti piuttosto che sul paesaggio fisico.
Questa copertina non racconta una scena precisa, ma costruisce un clima emotivo instabile, febbrile, leggermente malsano. Ed è proprio questo il suo punto di forza. Dove molte edizioni cadono nella trappola della passione romantica o del gotico ornamentale, qui il romanzo torna a essere quello che davvero è: una materia sentimentale deformata, una bellezza disturbata, una brughiera interiore.
Aneddoti
Ruben Toledo è un celebre illustratore di moda e questa edizione fa parte di una serie limitata dove Penguin ha chiesto ad artisti del fashion world di reinterpretare i classici. La particolarità di questo volume sono i “deckle edges” (i bordi delle pagine tagliati irregolarmente a mano), che insieme alla copertina trasmettono un’idea di libro antico ritrovato in una soffitta polverosa, ma con un’estetica punk.
Voto BB: 8.5/10
Punti extra per il coraggio. Potrebbe non piacere ai puristi, ma è l’unica copertina che riesce a catturare quel senso di “follia” e di tormento febbrile che permea le pagine del libro. È più un quadro che una copertina: Penguin si conferma l’editore che non ha paura di rischiare, elevando il libro a oggetto d’arte d’avanguardia.
Copertina n.5 – L’Airone petrolio tra i fiori di sangue

Anno ed editore
Edizione del 2023, Giunti Editore, collana Giunti Classic.
Descrizione e commento
Lo so: l’obiezione dei puristi del romanzo sarà: “ma è davvero “Cime tempestose?”
Sono d’accordo potrebbe essere discussa, non c’è la brughiera, non c’è la coppia, non c’è il solito repertorio da romanzo ottocentesco tormentato. Eppure l’immagine non tradisce affatto il libro: lo sposta su un piano più simbolico, più inquieto, più elegante. Quei fiori rossi sembrano quasi ferite vegetali, il nero di fondo assorbe tutto, e il titolo rosa cipria crea un contrasto raffinatissimo. È una copertina che ha personalità contemporanea, ma non fa la contemporanea per finta.
L’airone blu petrolio è magnifico, ma soprattutto è una scelta non ovvia. Rappresenta una creatura che vive tra terra, acqua e cielo: è elegante ma predatore, solitario e fiero, proprio come Heathcliff. Il contrasto cromatico è violentissimo e lo sfondo nero profondo esalta la saturazione digitale dell’illustrazione. È una copertina “massimalista”: non cerca la sottigliezza, ma vuole colpire lo sguardo attraverso un’estetica quasi fantasy-dark. In sostanza, ne voglioanch’io una copia in libreria.
Aneddoti
Questa copertina fa parte del restyling massiccio che Giunti ha operato sui grandi classici per avvicinarli alla generazione che usa strumenti digitali. L’uso di immagini generate o pesantemente elaborate digitalmente è una scelta divisiva ma coraggiosa. L’uccello potrebbe essere interpretato anche come l’anima libera e selvaggia di Catherine, imprigionata in una bellezza (i fiori) che è allo stesso tempo vitale e mortale.
Voto BB: 8/10
È discutibile? Sì. È bellissima da vedere? Assolutamente sì. Premiamo il coraggio di Giunti di aver rotto con la tradizione della classica “copertina d’epoca” con il quadro dell’Ottocento. Forse c’entra poco con l’umidità della brughiera, ma cattura perfettamente la natura vivida e quasi violenta dei sentimenti descritti dalla Brontë. Un “colpo di teatro” editoriale..
Sfogliando visivamente queste cinque copertine, emerge chiaramente che Cime Tempestose non è solo un pilastro della letteratura ottocentesca: è un’energia primordiale che ogni epoca tenta di imbrigliare in un’estetica diversa. Che sia attraverso il rigore di un fregio dorato, la violenza di una xilografia sferzata dal vento o l’allucinazione cromatica di un airone petrolio, ogni veste grafica è un tentativo di dare un volto a un amore che non ha pace. Emily Brontë, che scriveva di anime fatte “della stessa sostanza dei fulmini”, oggi sorriderebbe nel vedere come il suo unico, immenso romanzo continui a cambiare pelle, restando però sempre fedele a quell’inquietudine che nessuna copertina, per quanto bella, riuscirà mai a contenere del tutto.
Se ami scoprire il significato nascosto dietro le immagini, leggi anche le nostre analisi sulle copertine di Lolita, di Portnoy o di 1984.
Tre modi diversi di raccontare la psicologia di un romanzo attraverso il design.
Vedi Cime tempestose sul sito di Giunti.
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- 【H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
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