Comandante sandro veronesi

COMANDANTE – Veronesi e De Angelis – Quando un uomo sceglie chi essere.

【H】Human Writing1

Una storia vera. Una storia miracolosa, e come dice Veronesi: “una storia miracolosa va raccontata”.

Si parla di un salvataggio di nemici in mare e questo è l’aspetto miracoloso.

Comandante, il libro di Sandro Veronesi e Edoardo De Angelis (Bompiani), è una una storia che si legge trattenendo il fiato, perché è un racconto breve, perché è intenso, perché è sott’acqua.

Siamo nell’estate del 1940, in Italia, in piena guerra. C’è un sommergibile, quello che oggi definiremo una scatoletta di latta rinforzata. E dentro quella scatoletta ci sono dei ragazzi. Anche il comandante è un ragazzo. La storia parla appunto di loro e di quel comandante che non dovrebbe essere lì, ma a casa sua, su una sedia a rotelle. Invece è orgogliosamente su quel sommergibile se pur con un busto di ferro che gli morde dolorosamente il torso, con delle filale di morfina in cabina che non apre mai ma che userà solo per lenire le pene di un soldato morente. Un uomo che non dorme perché non c’è tempo per dormire. Un uomo duro, un vero combattente che si rifugia nella sua cabina solo per fare un’ora di Yoga (ricordo che siamo nel 1940…) perché sa che la sua vera forza è nella sua mente e nel suo cuore.

Questa è la storia – autentica, miracolosa – di quando Todaro decide di salvare dei nemici in mare. Nemici che li avevano attaccati. Nemici che li avrebbero uccisi.

La domanda che gli viene posta più volte è semplice e feroce:
«Perché lo hai fatto, quando gli ordini erano di abbandonare il nemico?»

E la risposta pacata, altrettanto semplice, taglia il buio dell’incomprensione come una lama di luce e di verità:
«Noi siamo marinai italiani, abbiamo duemila anni di civiltà, e noi queste cose le facciamo.»

Non c’è retorica.
C’è identità.

La tecnica narrativa scelta da Veronesi e De Angelis moltiplica l’umanità del racconto: le voci si alternano, i punti di vista si intrecciano, i protagonisti parlano con la propria lingua, spesso con il proprio dialetto – napoletano, sardo, veneziano –, e così ogni pagina diventa una piccola camera di risonanza della paura, del coraggio, delle fragilità. Il lettore è lì con loro, ammassato, sente il fiato caldo, la puzza dei motori, il cibo improvvisato, quel misto di terrore e orgoglio che solo il mare sa tenere insieme.

E soprattutto ci sono le voci del nemico.
Un dettaglio non banale, quasi controcorrente: le storie di guerra non dovrebbero mai essere raccontate solo dal vincitore. Per capire davvero un gesto, bisogna ascoltare anche chi avrebbe voluto affondarti.

Quello che resta, dopo aver finito la lettura, non è la battaglia. Non è il tecnicismo navale.
Non è nemmeno l’atto eroico in sé.

Quello che resta è la domanda più antica del mondo:
chi siamo quando nessuno ci guarda?

Todaro non fa quel gesto perché è giusto. Lo fa perché è lui.
Perché la sua identità è più forte degli ordini. Più forte della paura. Più forte della logica di guerra.

E questo, oggi, in un periodo in cui l’identità viene spesso presa a prestito senza accorgersene, è un tema sorprendentemente attuale.
Raccontare una storia come questa significa ricordarci che esistono ancora decisioni che non si spiegano con la convenienza o con l’abitudine o con quello che è politicamente corretto, ma con il carattere. Con quella parte invisibile di noi che, quando serve, riemerge come un faro acceso nella notte.

Forse è questo che rende Comandante un libro necessario: non il gesto straordinario, ma il fatto che ci obbliga a domandarci se, al posto suo, avremmo avuto la stessa forza.

Non c’è risposta giusta. C’è solo la consapevolezza che ogni vita – la nostra, quella degli altri – è sempre sospesa tra due possibilità: obbedire a ciò che conviene, a ciò che è solo apparentemente giusto, a quello che tutti si aspettano, o a ciò che siamo.

Todaro non ha avuto dubbi.
E questo basta per farne non un eroe, ma un uomo completo.

Vedi QUI il libro sul sito di Bompiani

Comandante sandro veronesi

Torna al giornale di bordo ciccando QUI per vedere altri articoli.

  1. H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
    Se vuoi usarlo anche tu o approfondire clicca QUI. ↩︎

Vuoi imbarcarti su Balena Bianca?
Lascia la tua mail: ogni volta che salperemo con un nuovo articolo, un mozzo verrà a bussare alla tua cabina con il dispaccio.


* indica requisiti obbligatori

Intuit Mailchimp