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Doritos e Stranger Things: il telethon anni ’80 che fa impazzire Hawkins

David Hasselhoff, Paula Abdul e persino Alf tornano in TV per una delle campagne più creative — e nostalgiche — dell’anno.

C’è un numero di telefono americano che, se lo componi, ti catapulta direttamente a Hawkins.
Dall’altra parte non rispondono i ragazzi di Stranger Things, ma le voci di David HasselhoffPaula Abdul e persino Alf, il peloso alieno più amato degli anni ’80.
È la trovata geniale di Doritos, che per lanciare una nuova edizione limitata dei suoi snack ha creato con Netflix e Stranger Things una campagna pubblicitaria diventata virale: un vero telethon in stile 1987 per “salvare” la città più famosa dell’Indiana immaginaria.

Dietro le quinte c’è Goodby Silverstein & Partners, e il claim della campagna è riassunto perfettamente nelle parole di Chris Bellinger, direttore creativo di PepsiCo Foods U.S.:

“I Doritos hanno sempre avuto un sapore audace e una creatività ancora più audace.
Quando Stranger Things ha chiamato, prima ci siamo divertiti come grandi fan,
e poi abbiamo letteralmente risposto con un telethon in stile 1987.”

È proprio questa combinazione – Doritos e Stranger Things, gusto e nostalgia, ironia e cultura pop – a rendere l’operazione irresistibile.

Un tuffo nel 1987

Il video, costruito come un vero programma TV anni ’80, mescola luci al neon, sigle patinate, disturbi da tubo catodico e un’ironia da sitcom.
La finta maratona benefica invita i fan a “sostenere Hawkins” chiamando il numero 1-855-4-HAWKINS: chi lo fa, ascolta messaggi preregistrati di Hasselhoff, Paula Abdul o Alf, come se davvero fossero in diretta da un set d’epoca.

Le interferenze, i “glitch” e le intrusioni del Sottosopra mantengono la tensione e rendono l’esperienza interattiva: il confine fra spot, serie e gioco si dissolve.
Il risultato è un piccolo capolavoro di storytelling esperienziale: il brand non imita Stranger Things, ci entra dentro.

Clicca QUI per vedere lo spot.

Nostalgia attiva, non passiva

Doritos non vende solo patatine: vende una memoria collettiva.
Chi ha vissuto gli anni ’80 riconosce il linguaggio, i volti, i suoni; chi è nato dopo percepisce comunque quel fascino familiare che è diventato il marchio della serie Netflix.
È il punto in cui nostalgia e marketing si fondono e danno vita a un’esperienza partecipativa.

Ma attenzione: giocare con universi così potenti può essere pericoloso.
Un brand rischia di farsi assorbire dal mito che evoca, perdendo la propria voce.
Doritos si salva perché l’audacia è la sua identità: non si limita a guardare indietro, morde il passato e lo trasforma in spettacolo.

Cosa insegna ai brand

La campagna “Telethon for Hawkins” è un esempio perfetto di come marketing, storytelling e cultura pop possano convivere senza snaturarsi.
Non basta citare un’estetica: serve un’idea che ci faccia giocare dentro la memoria.

E Doritos, per una volta, ci riesce davvero:
ci riporta in un 1987 che non è mai esistito, ma che tutti ricordiamo come se fosse casa.

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