Perché leggere oggi 1984

Perché leggere oggi 1984 di Orwell?

Quando la letteratura diventa bussola nel rumore della cronaca.

“Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato.”

Per chi non lo ha letto, o per chi lo ha dimenticato: 1984 racconta la vita in un mondo dominato da un Partito unico che controlla ogni gesto, parola e pensiero. Il Grande Fratello osserva costantemente i cittadini, mentre la Neolingua riduce il linguaggio per ridurre anche la libertà. Al centro c’è Winston Smith, un uomo comune che cerca di ritrovare frammenti di verità e di umanità in un universo dove persino la memoria è manipolata.

Quando si parla di passato non dobbiamo immaginare un passato remoto, ma quello appena accaduto, i fatti quotidianamente ormai oggetto più di uno storytelling che di una mera cronaca giornalistica.

Tutti conoscono questo libro, o meglio il titolo di questo libro, e tutti – più o meno – di cosa parla. Ma come tutti i grandi classici, pochi lo hanno letto o letto fino in fondo.
Alcuni sostantivi o verbi o frasi all’interno del libro, letto o no, risuonano però nell’immaginario collettivo:

Neolingua
Partito unico
Grande fratello
Polizia del pensiero
Governo oligarchico
La guerra è pace
I due minuti d’odio
Il doppio pensiero
Alienazione mentale

Leggere (o rileggere) oggi 1984 è un’esperienza potente e sconcertante, come sarebbe stato, mi diletto a immaginare: Parigi nel XX secolo” di Verne all’inaugurazione del primo sottomarino o “La liberazione del mondo” di Wells alla notizia della strage di Hiroshima, per dire. Può creare la straniante sensazione come di un’illuminazione tardiva, di un rammarico che quel testo non sia stato protagonista – per tempo – di quell’attenzione globale necessaria a trasformare il romanzo in un monito e il romanziere in un oracolo.

Dopo il primo capitolo viene spontaneo a chiunque capire che, oggi, non si tratta più di finzione letteraria e forse sempre meno di un saggio o di una previsione geopolitica-culturale, quanto di un lungo telegiornale o della lettura di testimonianze in un maxi-processo, o di una sbalorditiva rivelazione postuma che vede in Nostradamus un piccolo apprendista profeta rispetto al grande Orwell.

In questo caso, perché allora leggere oggi 1994 quando tutto appare già così estremamente chiaro? Forse proprio perché tutto è persino troppo estremamente chiaro…
“se vuoi nascondere una cosa mettila alla luce del sole, in bella vista in mezzo a tutte le altre”
ricordo di aver letto una volta, non ricordo dove… in questo modo per assurdo nessuno più le noterà; ecco che questo libro allora non serve principalmente a far luce su quello che deve essere visto, quanto a togliere tutto il superfluo, quello che comunemente si palesa verità, tenendo caro invece solo quello che realmente conta, definendone i contorni, il colore, la consistenza, l’odore… serve una bussola, qualcosa o qualcuno che quelle cose le metta in ordine, che le descriva nel dettaglio per essere capite davvero, affinché non possano essere più rimosse dalla coscienza.

Se 1984 resta così necessario è perché non è soltanto un romanzo, ma un manuale sul potere delle parole. Ogni regime, ogni brand, ogni narrazione costruisce la propria forza scegliendo cosa mostrare e cosa nascondere. In questo senso Orwell non parla solo di politica, ma di comunicazione: ci ricorda che il linguaggio è il primo terreno di battaglia, e che leggere – e rileggere – è l’unico modo per difendere la nostra capacità critica. È qui che la letteratura e la comunicazione si incontrano: entrambe ci insegnano a riconoscere i messaggi, a non subirli, a trasformarli in consapevolezza.

Un altro motivo per leggere – o rileggere – 1984 oggi, è perché la nostra storia arriva solo prima della fine del libro di Orwell… a noi mancano ancora gli ultimi capitoli e, volendo, saremo ancora in tempo a dire che il letterato profeta alla fin fine si è fatto prendere la mano e a considerare il finale di 1984 una buona finzione romanzesca…

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