La polvere e l’inchiostro: portare i libri dove la vita accade

Nashville Story Walk, una marcia tra audiolibri e trainer.
Un sistema per incontrare le storie dove la vita accade e tracciare un nuovo sentiero verso la libreria.

【H】Human Writing
All’inizio di questa storia libresca non ci sono le pagine. Ci sono le scarpe. Non la carta ruvida di una novità editoriale, non l’odore di colla della rilegatura, ma il cuoio e la gomma che battono l’asfalto di Germantown, Nashville. C’è un gruppo di persone che si prepara a sparire dentro cinquanta minuti di cammino, legati l’uno all’altro non da una cordata, ma da un audiolibro che scorre nelle orecchie.

Lo chiamano Story Walk: un’architettura di Apple Books e Reese’s Book Club. Si ascolta To the Moon and Back di Eliana Ramage mentre i trainer di Apple Fitness+ dettano il ritmo del corpo. È un’esperienza che accade fuori dai perimetri usuali delle librerie, lontano dai circoli dove ci si siede a dire “questo personaggio mi ha ricordato me stesso”, in attesa di un autografo che certifichi l’esistenza. Qui la voce registrata passa da un corpo all’altro senza mai diventare del tutto privata: ognuno è solo, ma nel medesimo battito temporale degli altri.

Questo piccolo dettaglio – ascoltare da soli, insieme – dice più di molte conferenze sul futuro del libro.

Da tempo, su Balena Bianca, guardiamo con una certa insistenza questi casi: libri che lasciano i loro luoghi più prevedibili e compaiono negli hotel, nei supermercati, negli showroom, nelle caffetterie, nella metropolitana, nelle campagne, nelle installazioni, nelle pieghe laterali del retail e della marca. Ne abbiamo scritto in diversi articoli nel Giornale di bordo.
Non erano delle semplici curiosità. Erano indizi. Che ci dicono: bisogna portare il libro fuori dalla libreria per riportare le persone in libreria.

Molti non seguono le uscite romanzesche, non leggono le pagine culturali; a volte la parola “lettore” pesa addosso come un cappotto di qualcun altro, troppo elegante e troppo stretto. Molti leggono per incidenti, per febbri improvvise, per lutti o per noia. Non hanno intenzione di muoversi verso il libro. Almeno non per primi. E allora il libro deve uscire. Ma non come un ambasciatore con la spilla al bavero che fa il simpatico dove nessuno l’ha chiamato.

Allora il libro deve provare a uscire dalla libreria.

Nashville Story Walk

Uscire nel senso più concreto: andare a collocarsi in un gesto della vita, in una postura, in un’attesa, in un consumo, in un’abitudine, in una distrazione, in un corpo che sta già facendo qualcosa.

È una forma furba, eppure antichissima. La letteratura ha sempre avuto a che fare con il movimento, prima che il libro moderno la inchiodasse alla sedia, alla schiena piegata in una postura da monaco domestico. Si declamava camminando, portando i versi in bocca come sassolini lisciati dalla saliva. Rousseau, che passeggiava per rendere il pensiero botanico e pericoloso, troverebbe naturale che una storia entrasse nel passo. Proust, forse, avrebbe protestato, temendo che ogni falcata potesse sporcare la camera chiusa della memoria.

Il punto non è scegliere tra la lettura raccolta e quella mobile, ma accettare che il libro abbia più temperature. C’è quella dell’indugio tra gli scaffali. Quella dell’audio, intima e sporca, che ti accompagna mentre cucini o guidi. Quella del retail, dove il libro inciampa nel metabolismo della spesa. Ma attenzione: non tutte queste temperature producono esperienza. Se togli il libro e l’esperienza resta identica, allora il libro era solo un po’ di colore. Se invece togli il libro e tutto si affloscia, allora lì c’è un’operazione editoriale saggia.

Nashville Story Walk: la scommessa è chiara: non devi separare la lettura dalla tua giornata per poterla incontrare. Editori e librai dovrebbero guardare a questo “fuori” con meno diffidenza. Per un editore – e per un libraio – significa chiedersi in quale punto della vita un libro possa diventare necessario prima ancora di essere desiderato. 

Per un libraio, il fuori è una minaccia solo se pensato come sostituzione.
La libreria può diventare il luogo del dopo. Dopo la camminata, qualcuno dovrebbe poter entrare in una libreria di Nashville e trovare non solo il titolo ascoltato, ma una costellazione: una mappa di letture nate da quel primo ascolto. Le librerie devono vendere, gli editori anche: i libri che non vendono non sono più puri, sono solo più soli. Ma la vendita, a volte, funziona meglio quando non è l’unica cosa che accade. Si compra ad esempio per non perdere una voce sentita tra due marciapiedi qualunque.

L’editore progetta l’innesco; il libraio coltiva la durata e la relazione. A Nashville, forse, qualcuno ha camminato per cinquanta minuti senza pensare al futuro della promozione editoriale. Avrà pensato al caldo, al ritmo degli altri, al respiro che si accorda a una storia. Magari più tardi avrà cercato il libro, o un altro ancora. Le cose importanti iniziano spesso così, con una scheggia minima che resta conficcata.

Alla fine tornano le scarpe. Non più all’inizio della camminata, ma sulla soglia di una libreria, con addosso la polvere sottile di qualcosa che non è ancora abitudine. Entrano. Si fermano. Il corpo sa già qualcosa che la testa non ha ancora ordinato. Tra un tavolo e uno scaffale, un libro aspetta di smettere di essere un ricordo in cuffia e diventare una presenza.

E allora il libraio non deve fare miracoli. Deve solo accorgersene.

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