­Ripley e il fantasma di Mina: anatomia di un miracolo estetico

Quando Mina è “risorta” (artisticamente) grazie a una serie TV

【H】Human Writing

Forse non tutti hanno ancora visto Ripley. In un certo senso, beati loro: hanno ancora intatta la possibilità di scoprire quella goduria estetica che è questa serie. 

Ma forse nemmeno chi l’ha già gustata ha colto fino in fondo una scena in particolare che, almeno io, da quando l’ho vista, non mi ha più lasciato del tutto. E non so spiegare bene perché, il che di solito è il segno che vale la pena provarci.

Il montaggio che vi propongo mostra cosa è successo.

Guardatelo prima di leggere oltre.

Mina Ripley

Quello che vedete non è una semplice imitazione ma ­qualcosa di più inquietante e molto più bello. A sinistra l’attrice e musicista Hildegard De Stefano, a destra l’originale assoluto: Mina. Un corpo che incarna un altro corpo dopo sessant’anni di storia. La mano sul petto, la testa che si alza, quello sguardo che Mina lanciava verso un punto preciso del vuoto come se lì ci fosse qualcosa che noi non potevamo vedere. Hildegard non ha copiato quei gesti, li ha recuperati – come si recupera qualcosa di sepolto, con la stessa attenzione e lo stesso timore e rischio di romperlo. È il segno di una produzione che non ha cercato la scorciatoia del “simile”, ma ha preteso il rispetto dell’identità.

La prima volta che l’ho vista, ho messo in pausa la tv per cercare su Youtube il video RAI. Avevo bisogno di confrontare. Avevo bisogno di capire se stessi esagerando.

No, non stavo esagerando.

Ripley (remake de Il talento di Mr. Ripley) – tutta la serie, non solo questa scena ­– è un’opera d’arte di una bellezza commovente per tanti motivi: un bianco e nero ad altissima risoluzione dai passaggi tonali così vellutati da sembrare incisi; close-up che aprono le scene come quadri in un museo; Andrew Scott (Ripley) che abita il personaggio con una freddezza magnetica; e una rappresentazione priva dei soliti cliché da cartolina di un’Italia vera degli anni 60.

Ma quella scena ad Atrani è un’altra cosa ancora.

È il momento in cui la serie smette di essere semplicemente bella svelando un colpo di genio artistico. La perla dentro all’ostrica. Perché ha preteso qualcosa di difficile: non sembrare Mina, ma rispettarla. E rispettare un mito non significa riprodurlo – significa capire cosa lo rendeva unico e trovare, nel proprio corpo, il posto esatto dove quella cosa può vivere ancora.

Hildegard De Stefano l’ha trovato.

Questo montaggio è la prova. E l’arte, quando è fatta con questo tipo di rigore animico chiede solo una cosa: di essere guardata con la stessa attenzione con cui è stata fatta.



Disclaimer: Questo montaggio video ha scopo esclusivamente didattico e critico. I diritti delle immagini appartengono a Netflix (Ripley) e RAI (Studio Uno). La finalità del contenuto è l’analisi dell’interpretazione attoriale e del sound design.

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