Il mago del Cremlino – Giuliano da Empoli – quando la letteratura illumina ciò che il potere nasconde.

“Su di lui giravano da tempo le voci più disparate.
C’era chi diceva si fosse ritirato in un monastero del monte Athos a pregare tra i sassi e le lucertole, e chi giurava di averlo visto in una villa di Sotogrande dimenarsi in mezzo a un nugolo di modelle cocainate.
Altri sostenevano di aver ritrovato le sue tracce sulla pista dell’aeroporto di Sharah, nel quartier generale delle milizie del Donbass o tra le macerie di Mogadiscio.”

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Un incipit spettacolare che spalanca quel mondo narrativo che tutti amiamo, dove l’autore ci inoltra in un territorio ambiguo dove la finzione, invece di allontanarci dalla realtà, sembra avvicinarci pericolosamente al suo nucleo.

È questo, a mio avviso, il vero incanto del libro di Giuliano da Empoli: costringerci a chiederci dove finisca la letteratura e dove cominci la verità. O peggio: farci sospettare che, in certi casi, sia proprio la letteratura a possedere strumenti più adatti della cronaca per raccontare ciò che il potere nasconde, traveste o dissolve.

Perché il potere, quello vero, non ama mostrarsi in piena luce. Preferisce i corridoi, le mezze frasi, le figure intermedie, gli uomini che sembrano secondari e che invece spostano il destino dei Paesi più di un capo di Stato. È anche per questo che un personaggio come Vadim Baranov colpisce così tanto. Non perché sia rumoroso. Ma perché è costruito come tutte le ombre efficaci: abbastanza preciso da sembrare reale, abbastanza sfuggente da non poter essere afferrato del tutto.

Impossibile finire il libro e non fare una veloce ricerca sul web su Vadim Baranov. Si troverà però gran poco (rispetto a qualsiasi altro politico minore, per dire): una breve descrizione su Wikipedia, trafiletti, accenni, qualche  filmato e delle foto sul web che lo ritraggono come un personaggio di cui ci si dimenticherebbe facilmente, se solo non si avesse letto questo libro… allora la sensazione che dietro quell’ometto banale ci sia parte di storia del nostro mondo, non ti lascerà tanto facilmente…

Baranov, del resto, non nasce dal nulla. Il personaggio è chiaramente costruito in dialogo con la figura di Vladislav Surkov, l’ideologo e consigliere politico spesso associato ai laboratori narrativi del putinismo; non a caso, molte presentazioni ufficiali del libro lo indicano come l’ispirazione diretta del protagonista. Da Empoli trasforma però quella matrice reale in qualcosa di più interessante di un semplice ritratto in chiave: la usa come detonatore romanzesco. 

Ed è forse questo il motivo per cui Il mago del Cremlino funziona così bene. Non pretende di dimostrare, ma organizza il sospetto. Non spiega la Russia come farebbe un saggio accademico, ma mette in scena una logica del potere che, pagina dopo pagina, ci appare terribilmente credibile. E quando un romanzo riesce in questo, accade qualcosa di raro: il lettore non si limita a credere alla storia. Comincia a dubitare della realtà.

Forse è proprio questo che lascia addosso il libro una volta finito: non l’impressione di aver capito tutto, ma la sensazione opposta, e cioè che il mondo venga spesso guidato da persone di cui sappiamo pochissimo, da figure apparentemente banali, da uomini che in una fotografia sembrerebbero trascurabili e che invece hanno inciso, nell’ombra, sulla storia di milioni di vite. Il romanzo non ci dà pace perché ci costringe a prendere sul serio questa possibilità.

E allora la domanda iniziale ritorna, più scomoda di prima: dov’è il confine tra realtà e finzione?
Forse la risposta più onesta è che, in libri come questo, il confine non viene cancellato ma reso inutilizzabile. Non leggiamo Il mago del Cremlino per sapere “come sono andate davvero le cose”. Lo leggiamo per intuire che certe verità, quando il potere le seppellisce abbastanza bene, possono essere raggiunte solo di sbieco: con l’immaginazione, con l’intelligenza narrativa, con quell’arte sottile che non sostituisce i fatti, ma a volte riesce a illuminarli meglio di qualsiasi cronologia.

E in questo senso il romanzo di Giuliano da Empoli fa esattamente ciò che i libri più interessanti dovrebbero fare: non ci consegna una risposta. Ci lascia con un’ossessione.

Alcune curiosità

  • Il mago del Cremlino è il primo romanzo di Giuliano da Empoli, che prima era già noto soprattutto come saggista politico; Mondadori lo collega esplicitamente al suo precedente libro Gli ingegneri del caos. 
  • Il libro è uscito prima in francese, con il titolo Le mage du Kremlin, pubblicato da Gallimard nel 2022, e poi in Italia da Mondadori. 
  • Ha vinto nel 2022 il Grand Prix du roman de l’Académie française ed è entrato nella selezione del Prix Goncourt. 
  • Dal romanzo è stato tratto anche un film di Olivier Assayas, presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2025, con Paul Dano, Jude Law e Alicia Vikander.

  1. 【H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
    Se vuoi usarlo anche tu o approfondire clicca QUI ↩︎

Vedi QU il libro sul sito dell’editore.

Il mago del cremlino

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