Mar Baltico, al largo della Danimarca, agosto 1946
Incontri immaginari, o quasi, con gli scrittori che ho avuto a bordo.
【H】Human Writing1
Raschiò la gola con un tono gutturale, profondo – come il richiamo da un altro mondo – prima di sputare a favore del vento. Lo scaracchio filò diritto e veloce come un proiettile nell’oceano. Lo fece allo stesso modo in cui scriveva i suoi insulti, le sue lamentele, le sue sozzerie; in un modo che, se non si può dire di classe, si potrebbe definire quantomeno un gesto artistico, originale, quasi elegante.
Insomma, anche in quell’atto ruvido, riusciva a trasformare un gesto volgare in qualcosa di affascinante.
«Ferdinand!» esclamai forte.
Sapevo che la guerra gli era entrata nella testa, così diceva lui, spiegando come una granata gli aveva infilato quel fischio negli orecchi. Si girò lentamente. Era impossibile spaventare quell’uomo, pensai.
«Nostalgia dell’Amiral-Bragueton?» chiesi, scherzando.
«Quello non era un viaggio, ma una specie di malattia galleggiante. Tra i suoi uomini, Capitano, non vedo invece malarici, alcolizzati o sifilitici. Sembrano tutti ballerine… tutti fuori posto. Quelli là invece parevano cani rabbiosi. Mi avevano preso per un magnaccia… e un pederasta. Roba da stare in guardia giorno e notte. Qui mi prendono per un poeta!» Scoppiò in una risata sbrecciata. «Questa è una cazzo di crociera di lusso per i miei standard. Manca solo dello champagne per sciacquarsi i piedi» disse in un ghigno, ammirando i suoi piedi scalzi con le unghie lunghe.
«Cosa ti manca dei tuoi viaggi Ferdinand? Voglio dire… cosa ti manca veramente?»
Prese la domanda seriamente, lo si capiva da come mi fissò.
«Vuoi sapere cosa mi manca di tutto il mio rotolare nella vita, Capitano?»
«Sì, c’è qualcosa che ti crea un sentimento… diciamo di nostalgia?»
Socchiuse gli occhi e mise su una maschera di rughe, come a proteggersi da ricordi sgradevoli durante quella ricerca di un ricordo piacevole.
«Una puttana. Solo una puttana» sentenziò con un sorriso ironico.
«È già qualcosa» risposi per fare capire che non avevo certamente intenzione di esprimere qualsiasi forma di giudizio.
«È molto più di qualcosa, Capitano, credimi. Non una puttana qualsiasi» proseguì.
«Molly. È l’unica persona che sia riuscita a capire veramente chi io sono, se poi sono qualcosa… diceva che faccio degli sforzi per non diventare cattivo come gli altri ma che in fondo io non so bene quello che desidero… così mi disse poco prima di lasciarci.»
Passò un lungo momento di silenzio che non volli rompere; avevo capito che stava arrivando qualcosa di importante da molto lontano, e arrivò.
«Le ho promesso che sarei tornato, ma lei sapeva che non era vero e me lo disse: “Ferdinand, no, tu non tornerai più.” La Molly non era una stupida.»
È questa l’unica cosa che rimpiangi, Ferdinand?
«Non so se davvero la rimpiango, Capitano, so solo che se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cialtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di qualche mese d’America.»
Non si poteva aggiungere nulla, neppure un’ultima domanda.
Me ne andai per lasciarlo solo, lì sul ponte, in compagnia della sua Molly.
Vedi altri incontri immaginari con gli scrittori che avrei voluto a Bordo:

- 【H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
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