Taccuino di bordo - Virginia Woolf

Taccuino di bordo del capitano – Virginia Woolf

Mar del Nord, 18 settembre 1914
Incontri immaginari, o quasi, con gli scrittori che ho avuto a bordo.

【H】Human Writing12

Questa sera Virginia non si è presentata a cena.
Uno degli ufficiali, il più giovane – un aspirante scrittore – ci è rimasto male.
Continuava a fissare la sua sedia, rimasta vuota, come se qualcuno avesse dimenticato di sedersi dentro il proprio nome.

L’ho trovata più tardi sul ponte, appoggiata alla balaustra, le mani intrecciate e gli indici che giocavano con le labbra.
Indossava un cappotto troppo grande, i capelli raccolti in uno chignon improvvisato; alcuni ciuffi, liberati dal vento, danzavano intorno al viso con un’eleganza distratta.
Guardava il buio con una sorta di attenzione assorta, come se stesse aspettando qualcosa che solo lei avrebbe potuto vedere.

Così, assorta, di quella bellezza che solo alcuni animali selvatici possiedono, non ho avuto il coraggio di disturbarla.
Ma era impossibile non guardarla.

Dopo un lungo respiro ha iniziato a sporgersi, facendo perno con gli avambracci sulla balaustra, ondeggiando col corpo ogni volta un po’ di più verso il mare.
All’inizio ho pensato a un gioco, ma quando le punte dei piedi hanno iniziato a staccarsi dalle tavole del ponte, non ho potuto fare a meno di pensare al peggio.
In quel momento mi sono chiesto se il mio compito fosse quello del buon capitano che protegge i suoi ospiti o di un osservatore involontario senza alcun diritto di intervenire sulla decisione di un’anima tormentata.

Il mio corpo rimaneva inchiodato mentre il mio cuore correva veloce.

Eppure, lei ha avvertito la mia presenza. Forse la mia paura.
Ha smesso di ondeggiare. I piedi si sono posati. E senza voltarsi, con una calma che mi ha stupito, ha detto:
«Ogni tanto è necessario fuggire dal rumore delle vite altrui, o impazzire.»

Non ho capito se quella frase fosse diretta a me o al mare. O a entrambi.
La voce era chiara, precisa, come una riga d’inchiostro tracciata su una pagina appena aperta.

Era una frase senza punto.
Sapevo che avrebbe generato un pensiero successivo, e infatti poco dopo ha aggiunto, quasi sottovoce:
«Mi sono imbarcata per sentire come suona il silenzio, quando nessuno lo interrompe.»

Non ho risposto.
A volte la cosa più onesta che un uomo possa fare è restare accanto al silenzio di chi ha scelto di ascoltarlo.
Quando mi sono allontanato, il mare sembrava più calmo.
Forse aveva capito anche lui.

— Taccuino di bordo, Balena Bianca

Vedi altri incontri immaginari con gli scrittori che avrei voluto a Bordo:

Incontro con Louis-Ferdinand Céline

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  1. ↩︎
  2. 【H】Human Writing – questo simbolo posto all’inizio di un articolo è la dichiarazione dell’autore che il testo è stato scritto di suo pugno senza l’utilizzo dell’AI.
    Se vuoi usarlo anche tu o approfondire clicca QUI ↩︎

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