✒️🤖 STOP A.I. WRITING – Torniamo a scrivere come esseri umani (please).

Le storie – quelle vere – saranno la prossima rivoluzione

【H】Human Writing
L’AI non saprà mai cosa si prova a navigare in mare aperto.
Perché scrivere per davvero significa proprio questo: avere l’infinito oceano di fronte, cogliere gli odori che porta il vento, e inventarsi una rottache sia la tua!

C’è un grande paradosso che si sta affacciando nel mondo della comunicazione: abbiamo a disposizione gli strumenti più potenti della storia per creare contenuti… eppure, ovunque ti giri, tutto sembra terribilmente clonato.
Una scrittura fast-food che, anche nella forma, il lettore meno attento ormai percepisce chiaramente: nelle parole addestrate; nell’uso a cascata di aggettivi e di metafore apparentemente belle ma spesso fuori contesto; nell’impaginazione piena di interlinee; nella bulimia di titoli; nella punteggiatura perfettamente blindata; nei troppi a capo; nell’assenza di inciampi umani (quelli indispensabili); nella mancanza di anima.

E i contenuti?
Negli ultimi due anni il loro valore è crollato, annegando in un oceano di voci indistinguibili.
Una fanghiglia di post e articoli apparentemente impeccabili, ma tutti, più o meno, con la stessa voce: quella della macchina.

Ora siamo già al passo successivo: sta crollando anche il livello di attenzione nella rilettura – dal giornalista che manda in stampa la domanda di GPT alla fine dell’articolo (non esiste neppure più un correttore di bozze) ai casi più gravi di contenuti totalmente inventati.
Sì, è sempre più frequente anche questo.

Un grado di disattenzione che dice molto.
Si sta spegnendo velocemente il cervello – o quel poco che ancora utilizzavamo – in un’epoca in cui stiamo cedendo ai bit l’uso dei neuroni.
Ora che quasi tutti sanno usare ChatGPT o simili, e tutti possono sfornare cento articoli al giorno, il valore di ogni singolo pezzo si avvicina allo zero assoluto.

Non c’è nulla di male nell’usare l’AI: è uno strumento straordinario.
Ma dobbiamo urgentemente capire che è solo uno strumento.
E proprio perché è uno dei più potenti mai avuti, dobbiamo ricordare che è anche uno dei più pericolosi.
Nella sua apparente perfezione sta il suo peggior difetto.


Una nave non naviga perché la bussola è perfetta, ma perché chi la guida sa dove vuole arrivare.

Lo storytelling come atto di resistenza

Per chi fa comunicazione, tutto questo ci fa capire che siamo a un punto cruciale di svolta.
Oggi più che mai, lo storytelling non è più una delle tante tecniche di marketing, ma forse l’unico modo per arrivare nella mente e nel cuore delle persone.
Dalla notte dei tempi, la narrazione è lo strumento più potente per creare vere emozioni – come faceva il menestrello nei castelli o il cantastorie nelle piazze, e come fanno ancora oggi l’attore di teatro e il romanziere.

Oggi la differenza non la fa l’esecuzione impeccabile di un articolo o di un post.
La fa la storia.
Le aziende che vinceranno non saranno quelle che pubblicano di più, ma quelle che avranno il coraggio di raccontare perché fanno ciò che fanno, come ci sono arrivate, quali paure hanno avuto, quali errori hanno commesso, che visioni inseguono.

In altre parole: quelle che sapranno tornare umane.

L’informazione è ovunque. La fiducia no. Oggi non cerchiamo contenuti: cerchiamo voci.
Voci che sappiano dire: “Sono stato lì. Ho annusato il vento. Ho sbagliato rotta. E ora ti racconto cosa ho capito.”

Nessuna AI può inventarsi il tuo odore di salsedine.

Trovare la propria voce

Sì, proprio quello che un editor chiede sempre a un romanziere:

“Trova la tua voce.”

Se sei Céline o Fenoglio puoi anche scrivere in modo popolare, puoi fare errori, puoi essere persino sgrammaticato – ma perdio, quello che leggi ti arriva dritto al cuore come una fucilata, e non lo dimenticherai mai.

C’è sempre un porto non ancora segnato sulle mappe: l’angolo del mondo in cui puoi dire qualcosa che nessuno ha ancora detto.
Non è una gara a urlare più forte. È un invito a osservare meglio, a pensare in modo diverso e a raccontare in modo onesto.
Se torniamo a usare gli strumenti, e non a farci usare da loro, dietro ogni brand, ogni professionista, ogni idea, può esserci una storia che aspetta solo la frase giusta per prendere forma.

Gli articoli si copiano, le informazioni si riciclano, le non idee sono prive di senso.
Ma una volta che racconti il giorno in cui volevi mollare tutto, quella telefonata che ti ha cambiato la rotta, il dubbio che ti ha svegliato alle tre del mattino o il “sì” che non ti aspettavi… quella storia diventa tua per sempre.
E soprattutto: diventa riconoscibile. È tua e nessuno potrà copiarla.

Gli algoritmi generano contenuto.
Gli esseri umani generano emozioni, senso, profondità.

Non serve pubblicare di più. Serve la necessità di dire qualcosa — e di dirla nel modo che solo tu puoi fare, perché nasce da te, da ciò che vivi, e solo tu la senti come urgente e vera.

Chi costruirà il proprio racconto – con umiltà, profondità, ironia, carne e vento, vincerà senza sembrare che stia tentando di vincere. Che poi è il modo più elegante per farlo.

In Balena Bianca non vogliamo insegnare a “fare contenuti”.
Quelli vengono come conseguenza del tuo lavoro, del tuo sogno, delle tue passioni.

Noi vogliamo aiutare chi lavora con noi a trovare:
la sua voce,
il suo mare,
la sua rotta narrativa.

Il resto – strumenti, piattaforme, formati – sono vele.
La storia è il vento.

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