La vendetta del professor Suzuki

La vendetta del professor Suzuki, di Kōtarō Isaka – quando il thriller diventa farsa

Il divertimento come atto narrativo

【H】Human Writing
C’è qualcosa di disarmante nei romanzi di Kōtarō Isaka.
Fin dalle prime pagine di La vendetta del professor Suzuki si avverte che l’autore — uno dei più noti scrittori giapponesi di crime — non scrive per dimostrare nulla, ma per divertirsi insieme a te.
E, come spesso accade quando chi racconta si diverte davvero, il lettore finisce per seguirlo con una fiducia cieca, sospeso tra il sorriso e la tensione.

Antieroi urbani in cerca di senso

Il romanzo si muove in una Tokyo popolata da personaggi che sembrano usciti da un fumetto noir:
il Cicala, che ammazza chiunque, soprattutto gli innocenti; la Balena, che persuade le vittime a suicidarsi e tiene sempre in tasca Delitto e castigo; lo Spingitore, che colpisce ai semafori o nelle stazioni; e infine il Professore, protagonista di questa storia di vendetta e redenzione.
Ognuno di loro è un antieroe metropolitano, perso in un mondo che ha smarrito la bussola morale e la misura del ridicolo.

Tra manga e Bukowski

Le scenografie sono scarne, essenziali.
I dialoghi, invece, pulsano di vita: concisi, stravaganti, a tratti sconclusionati.
È impossibile non pensare a Charles Bukowski — non tanto per lo stile, quanto per il gusto dell’estremo e l’umorismo sghembo che nasce proprio nel punto di collisione tra tragedia e farsa.
Isaka gioca con i generi: il thriller, il noir, la commedia.
E lo fa con un ritmo forsennato che alterna risate e riflessioni improvvise.
Leggendo, capita di visualizzare le scene come un manga in bianco e nero; poi, all’improvviso, il tono cambia e tutto assume la profondità di un trattato di psicologia.

La trama crime, pur studiata con precisione, sembra avere l’unico scopo di tenere in piedi una raffinata novella comica lunga trecentotrenta pagine — un equilibrio instabile e irresistibile tra il riso e la colpa.

Il vero cuore del romanzo “La vendetta del professor Suzuki”

I dialoghi sono il vero motore di La vendetta del professor Suzuki.
Ci si ritrova con un sorriso ebete stampato in faccia, gli addominali che vibrano al limite di esplodere in una risata, subito soffocata dalla risposta assurda del personaggio successivo.
È una giostra linguistica che alterna nonsense e malinconia, come se la follia quotidiana potesse, per un attimo, diventare logica.

“— Quanti ha sottoposto a questo trattamento?
— In totale trentadue. Tu sei il trentatreesimo.”

“— Il senso di colpa non la fa soffrire?”
— “Vedo i fantasmi. Di recente mi appaiono quelli che ho fatto suicidare.”

Un dialogo così, asciutto e surreale, sintetizza alla perfezione la poetica di Isaka:
la morte raccontata con leggerezza, il senso di colpa con ironia, la violenza con un sorriso.

Kōtarō Isaka, il giocoliere del noir

Nato nel 1971 a Matsudo, nella prefettura di Chiba, Isaka ha studiato legge all’Università del Tōhoku prima di lavorare come sistemista.
Nel 2000 ha esordito con Audubon’s Prayer, vincendo il premio Shincho Mystery Club, e da allora è diventato una delle voci più originali del panorama giapponese.
Nei suoi libri humour, filosofia e violenza convivono in un equilibrio che ricorda certi film di Tarantino filtrati attraverso la delicatezza nipponica.
Molte sue opere sono diventate film, tra cui Maria Beetle, adattata da Hollywood nel 2022 con il titolo Bullet Train(protagonista: Brad Pitt).
In un’intervista, Isaka ha confessato di scrivere per “incontrare nella finzione persone strane che non potrei incontrare nella vita reale”.
Ed è forse questo il suo segreto: trasformare la crudeltà del mondo in un laboratorio di umanità.

Coincidenze da Balena 🐋

E a proposito di mondi: non potevamo non notare che uno dei killer più memorabili del romanzo si chiama proprio la Balena.
Una coincidenza troppo succulenta per passare inosservata.
Noi di Balena Bianca preferiamo pensare che non sia un caso: anche la nostra Balena vive sott’acqua, ma invece di trascinare con sé le vittime, riporta in superficie i progetti — e ogni tanto anche qualche idea dimenticata.
La Balena di Isaka persuade le persone a morire; la nostra, al contrario, persuade le storie a rinascere.
Forse entrambe, in fondo, amano la stessa cosa: guardare nel profondo.

Perché leggere “La vendetta del professor Suzuki”

La vendetta del professor Suzuki è un romanzo anomalo: troppo ironico per essere un thriller puro, troppo spietato per essere una commedia.
È un ibrido, e per questo irresistibile.
Piacerà a chi ama i romanzi dove il riso e la tragedia convivono senza chiedere permesso,
a chi riconosce che anche un sorriso — se ben calibrato — può essere una forma di vendetta.

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