Café Lacoste: un caso esemplare di brand extension e storytelling

Ci sono brand che vivono sulle etichette, altri che abitano la mente dei consumatori, e poi ci sono quelli che decidono di trasformarsi in un luogo. È il caso di Café Lacoste, aperto a Monaco al Le Méridien Beach Plaza: non una semplice operazione di marketing, ma un esercizio di brand extension che porta il marchio fuori dalle vetrine e lo fa sedere al tavolo con i suoi clienti.

Dal campo da tennis al caffè

Il cuore di Lacoste è una storia che comincia negli anni Venti. René Lacoste, campione di tennis e inventore instancabile, veniva chiamato Le Crocodile per la sua determinazione sul campo: un soprannome che divenne logo e destino. Fu lui a rivoluzionare il tennis con la polo a maniche corte, un piccolo gesto di libertà che oggi riconosciamo come un’icona di stile.

Che il coccodrillo, nato come segno di aggressività sportiva, finisca per troneggiare sull’insegna di un café a Montecarlo, è una parabola perfetta di storytelling: un simbolo autentico, che attraversa i decenni e trova nuovi spazi per raccontarsi.

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Il Café Lacoste – la brand extension

L’apertura – avvenuta pochi mesi fa – non è stata affidata a un franchising qualsiasi, ma al gruppo Giraudi, realtà monegasca nota per aver trasformato l’alta ristorazione in esperienze dal respiro internazionale. Non si tratta quindi di un locale griffato in modo superficiale, ma di un progetto costruito con la stessa attenzione al dettaglio che ha reso celebre il marchio.

Il Café Lacoste si inserisce perfettamente nello scenario del Le Méridien Beach Plaza, dialogando con lo stile rilassato della Riviera. Gli spazi, dalle linee contemporanee, traducono in architettura l’eleganza sportiva che da sempre contraddistingue il brand: rilassata ma precisa, sobria ma mai anonima. Anche il menù si muove nella stessa direzione, evocando l’eredità tennistica e golfistica di Lacoste attraverso citazioni sottili, capaci di rendere ogni piatto un frammento di storytelling. È questo intreccio – tra ambiente, cucina e immaginario sportivo – a trasformare il café non in un semplice punto ristoro, ma in una naturale estensione dello stile di vita Lacoste.

  • Il menù come narrazione: il dessert Crocodile al pistacchio croccante, la crostata Victorine (il dolce preferito di René), il tiramisù Terre battue che richiama la terra rossa dei campi da tennis.
  • I cocktail come citazioni: il più noto è la Chose, creato nel 1967, riportato in vita come omaggio al fondatore.
  • Gli orari come manifesto: dalle 9 del mattino alle 2 di notte, il locale cambia pelle — caffè elegante di giorno, lounge raffinata di sera.

Ogni dettaglio è una tessera di branding sensoriale: i colori, le sedute, i materiali, fino ai nomi dei piatti. Nulla è casuale, perché il cliente deve sentirsi parte di un racconto più grande.

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Perché funziona

Molti brand tentano la strada della brand extension, ma pochi riescono a evitare la trappola del “gadget di lusso”. Lacoste lo fa bene per due motivi:

  1. Heritage forte → Il coccodrillo non è un’invenzione di marketing, ma un soprannome vero, radicato nella biografia del fondatore.
  2. Coerenza narrativa → Ogni elemento del café, dal design alle ricette, rimanda al DNA del marchio. Non c’è nulla di posticcio.

Il risultato è che l’esperienza non appare come una forzatura commerciale, ma come la naturale estensione di un’identità già solida. Non a caso, nei primi giorni di apertura il locale ha raccolto recensioni altissime (4,7 su Google), segno che il pubblico percepisce autenticità.

Curiosità che piacciono alla gente

  • Il nome Crocodile nacque da una scommessa: René Lacoste avrebbe ricevuto una valigia di pelle di coccodrillo se avesse vinto una partita. Il soprannome rimase, più potente della valigia stessa.
  • René era anche un inventore: brevettò la prima macchina per lanciare palle da tennis e una nuova racchetta in metallo. Il caffè oggi celebra anche questo spirito innovativo.
  • La crostata Victorine prende il nome dalla pasticceria preferita dal campione a Nizza, un legame intimo che trasforma un dolce in un pezzo di biografia.
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Non solo Lacoste

Quella di Lacoste non è un’iniziativa isolata. Gucci con la sua Osteria, Prada con i suoi caffè, Persol con la House a Torino, Starbucks con le Reserve Roastery mostrano come i grandi marchi stiano cercando di diventare luoghi, non solo prodotti.

La lezione è chiara: i consumatori non vogliono più comprare solo oggetti, vogliono vivere esperienze che incarnino i valori del brand.

Una riflessione da addetti ai lavori

Il caso Café Lacoste ci ricorda che lo storytelling efficace nasce da una radice autentica. Senza un soprannome guadagnato in campo, senza la storia di un uomo che ha unito sport e eleganza, oggi questo café non avrebbe lo stesso significato.

Il branding non è un vestito che si indossa su qualcosa, ma un linguaggio che traduce un’identità in nuove forme. Portare un logo dentro a un locale può essere banale; trasformare la storia di un coccodrillo in un tiramisù alla terra rossa, invece, è branding che funziona.

Il Café Lacoste non è un ristorante griffato, è un caso esemplare di brand extension riuscita. Mostra come un marchio possa attraversare i decenni, mutare linguaggi, conquistare nuovi spazi, senza mai perdere coerenza.

E allora la domanda diventa inevitabile: se il tuo brand fosse un luogo, che odore avrebbe? Quale musica suonerebbe? E soprattutto: ci torneresti una seconda volta?

Clicca QUI se vuoi visitare il sito del Café Lacoste

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